Πέμπτη 5 Μαρτίου 2026

“Il 4 marzo (1960), il piroscafo da carico francese La coubre, che era ancorato nel porto di L’Avana esplose con un orrendo boato che si sentì in tutto il centro della città (…) Fu una carneficina, oltre cento persone rimasero uccise, soprattutto marinai e soldati dell’esercito, e un altro centinaio rimasero feriti.(…) Il giorno successivo Fidel e il Che incrociarono le armi in segno di fratellanza marziale in testa al corteo funebre che si srotolava lungo il Malecon. Più tardi, mentre Fidel, arringava la folla da un balcone, affiancato da altri leader rivoluzionari, un giovane fotografo cubano di nome Alberto Korda trovò un buon punto da cui scattare fotografie. Muovendo a fuoco l’obiettivo, Korda mise a fuoco il volto del Che e rimase colpito dalla sua espressione. Era assolutamente implacabile. Scattò, e in breve tempo la foto fece il giro del mondo, diventando infine la famosa immagine che avrebbe adornato molte stanze di studenti nei college delle università. In essa il Che appare come l’icona suprema della Rivoluzione, i suoi occhi sembrano fissare coraggiosamente il futuro, mentre la sua faccia è il simbolo dello sdegno virile davanti all’ingiustizia sociale.” Così Jon Lee Anderson descrive la realizzazione della fotografia nota come “Guerrigliero Heroico”. L’immagine arrivò in breve tempo anche in Italia, dove Giangiacomo Feltrinelli, che ne aveva avute in regalo due copie direttamente da Korda, ne fece la copertina del “Diario in Bolivia” e la ristampò su numerosi poster che fece affiggere per tutta Milano dopo la morte del “Comandante”. Nel corso degli anni la foto è stata usata in ogni settore della vita sociale, politica ed economica. Spesso ha accompagnato le vicende di movimenti di protesta ed è comparsa sulle bandiere e in testa ai cortei di numerosi scioperi e manifestazioni. D’altro canto l’immagine è stata utilizzata per fini commerciali, che nulla avevano a vedere con la vicenda umana e politica di Guevara. Il mito del Che è così diventato un mezzo per smerciare prodotti di varia natura e un veicolo per pubblicizzare contenuti lontani dall’esempio di vita che l’uomo e il rivoluzionario avrebbero voluto lasciare in eredità.

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