Κυριακή 20 Ιουλίου 2025

Assad avrà avuto la sua porzione di colpe, ma il dato di fatto è che ha resistito per oltre 13 anni a una guerra per procura scatenata da potenze esterne con la complicità di traditori interni. Il popolo siriano non ha mai avuto davvero una scelta: si diceva “Assad o barbarie”, e alla fine hanno avuto la barbarie. Quindi grazie. Grazie a chi ha lavorato instancabilmente per smantellare lo Stato siriano. Grazie alle quinte colonne che, nell’ombra, hanno aperto le porte ai tagliagole travestiti da rivoluzionari. Grazie ai tradimenti, quelli interni e quelli esterni, degli alleati che hanno voltato le spalle quando non c’era più nulla da guadagnare. Grazie anche a quelle anime candide che si sono bevute la favola della “rivoluzione” e hanno fatto il gioco dei peggiori carnefici della regione. Un lavoro del cazzo, davvero. Un capolavoro di distruzione e regressione che ha riportato la Siria indietro di oltre cento anni. Da uno Stato sovrano, con tutte le sue contraddizioni e i suoi problemi, a un territorio frammentato tra signori della guerra, bande armate e terroristi in doppiopetto. E adesso? Qualcuno avrà almeno il coraggio di guardare il disastro e riconoscere il proprio fallimento? O continueranno a raccontarsi che era tutto per la democrazia? Mi piange il cuore, e sono nello sconforto più totale. Perché chi ama davvero la Siria, e ciò che significa in termini politici, non può che provare dolore di fronte a questo scempio. F. Quibla

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